Se la spending review arriva a tavola

Se la spending review arriva a tavola

Da l’Almanacco della scienza C.N.R. N.1 16 Gennaio 2013

In tempi di crisi risparmiare è divenuto un imperativo anche a tavola. Imparare a razionalizzare i consumi è quanto mai opportuno, considerando che in Italia ogni famiglia dilapida annualmente, sullaspesa alimentare, circa 1.500 euro.

Spesso, però, ridurre la spesa rischia di andare a scapito della salute. Per questo è utile affidarsi ai consigli di un esperto come Gianvincenzo Barba dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa) del Cnr di Avellino, che ci propone una ‘spending review domestica’, a base di avanzi e fantasia.

Oggi ad esempio tendiamo a scartare gran parte degli alimenti che acquistiamo: chi ha detto che le bucce, i gambi o le foglie dei vegetali vadano buttati? “Mangiare solo il ‘cuore’ degli alimenti significa perdere una parte dei suoi nutrienti, e nel caso dei ortaggi equivale a gettare via fibre e antiossidanti, proprio le sostanze che talora assumiamo in forma di integratori per garantircene l’apporto necessario”, spiega Barba. “Se consideriamo per esempio le fave, i baccelli solitamente buttati via costituiscono più della metà in peso di quello che acquistiamo e, possono essere invece utilizzati in forma di crema da aggiungere alle pietanze. Così è per gambi e foglie di carciofi, foglie di zucca e carote”.

Nella preparazione di una dieta settimanale all’insegna del risparmio, occorre ripensare anche il consumo di un alimento costoso, come la carne. “Questo prodotto viene assunto spesso nel nostro Paese in quantità maggiori rispetto a quelle raccomandate dai nutrizionisti, sarebbe meglio sostituirla con legumi e verdure, alimenti più economici che consentono di assumere gli stessi nutrienti”, suggerisce il ricercatore dell’Isa-Cnr.

A causa della crisi, poi, molte persone sono portate a mangiare ‘cibo spazzatura’ perché low cost. “Uno studio coordinato dall’Isa-Cnr ha evidenziato che le ristrettezze economiche spingono le famiglie a consumare in abbondanza alimenti poco costosi, altamente calorici e caratterizzati da bassi valori nutritivi, il cosiddetto junk food”, aggiunge Barba. “Basterebbe consumare in porzioni inferiori alimenti di qualità, ricchi in gusto e sapore, che per questa loro caratteristica saziano di più”.

Per sfuggire alla errata equivalenza fra penuria economica e cattiva alimentazione, dunque, occorre prima di tutto sfatare la leggenda per cui tutto il cibo di qualità è costoso. “Il pesce azzurro (sgombro, sardine e alici) costa meno di specie più blasonate, quali tonno, branzino, orata o salmone, ed è ricco di salutari acidi grassi Omega 3″, conclude il nutrizionista del Cnr. “Il pesce surgelato poi non è molto diverso, da un punto di vista nutrizionale, da quello fresco e, con un pizzico di fantasia, è altrettanto gustoso”.

Antonella Tauro

Fonte: Gianvincenzo Barba, Istituto di scienza dell’alimentazione, Avellino, tel. 0825/299353, email gbarba@isa.cnr.it

Almanacco della scienza C.N.R. Link: http://www.almanacco.cnr.it/reader/cw_usr_view_articolo.html?id_articolo=4069&giornale=4054